La riforma dello statuto Fvg passa alla Camera

Questa sera la Camera ha approvato, con 231 sì, 106 no e 30 astenuti, la proposta di legge costituzionale che riforma lo Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia.

Le dichiarazioni di voto finali, a nome del gruppo del Partito Democratico, sono spettate a me, e con orgoglio e convinzione abbiamo votato sì alla proposta di modifica.

Qui di seguito il testo dell’intervento

Signor Presidente, Onorevoli Colleghi,

Con questa proposta di modifica allo Statuto della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, di cui alla Legge Costituzionale n. 1 del 31 gennaio 1963, le Province come enti locali nella nostra regione non esisteranno più, abbasseremo la soglia per l’elettorato passivo a 18 anni, ridurremo a 5000 le firme necessarie per l’iniziativa legislativa popolare e daremo pieni strumenti alla Regione per disciplinare le forme di esercizio associato delle funzioni comunali.

Nel dibattito parlamentare si è parlato a sproposito di fretta, ma noi siamo giunti oggi agli ultimi passi di un percorso partito da lontano. Un dibattito iniziato alla fine degli anni Novanta sull’opportunità, data dalla specialità del nostro ordinamento regionale, di ripensare all’assetto istituzionale al fine di renderlo conforme alle aspettative e alle esigenze di un territorio e dei propri cittadini.

Una forma virtuosa di autogoverno e di autodeterminazione, pur nel rispetto dell’Istituzione centrale. Altro che fretta! È un quarto di secolo che se ne parla!  Evidentemente serviva la giunta Serracchiani per passare dalle parole ai fatti.

Con questo atto i cittadini del Friuli Venezia Giulia diranno addio alle Province e, credetemi, non ho avuto modo di leggere nei loro occhi preoccupazione per la possibile perdita di identità così come invece ha paventato un nostalgico Presidente della Provincia di Udine, che durante le audizioni in prima Commissione, ha chiesto a più riprese di fermare l’iter legislativo e di attendere il risultato del referendum confermativo sulla riforma della Costituzione. Una richiesta reiterata in Aula dall’onorevole Fedriga, evidentemente rispondendo alla volontà e all’interesse del suo capobastone, come piace dire a lui. Una richiesta diametralmente opposta a quella del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia che a larga maggioranza invece ci chiede di far presto e di approvare senza ulteriori modifiche e senza indugio questa riforma. La materia rientra infatti nella competenza esclusiva della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia relativa all’ordinamento degli enti locali e quindi non avrebbe nessun senso rimandare aspettando l’esito del referendum. Anche il sottosegretario Bressa, nei lavori di commissione, ha stigmatizzato, il comportamento tenuto durante l’audizione dal Presidente della Provincia di Udine, alquanto bizzarro perché proveniente da chi si è sempre dichiarato un autonomista convinto. Autonomista a corrente alterna, aggiungerei io, che, evidentemente, si spegne quando si percepiscono la propria sedia e la propria indennità in pericolo.

Il Gruppo del Partito Democratico ritiene che questa iniziativa della Regione Friuli Venezia Giulia rappresenti un esempio virtuoso di come un territorio, in maniera responsabile, possa esercitare al meglio la propria autonomia.

Autonomia che non va intesa solo in termini istituzionali, come sancito dall’art. 116 della Costituzione, ma in quanto autonomia di pensiero e di primato della politica. Del primato, cioè, di un’idea coerente di organizzazione e di sviluppo sociale e territoriale che viene portata avanti con correttezza nelle sedi di dibattito opportune. Questo percorso è reso ancora più evidente se si confronta con il comportamento di alcune opposizioni che in Friuli Venezia Giulia hanno preferito rinunciare al dibattito, alla bellezza del confronto e della discussione politica all’interno dei consigli comunali, con pretestuosi ricorsi al TAR, abdicando così al proprio ruolo, e in ultima istanza, alla propria funzione, di proporre cioè alternative valide e credibili.

La Regione Friuli Venezia Giulia si è data il compito di ripensare al proprio ordinamento, e le modifiche che andremo ad approvare forniscono gli strumenti per dare piena attuazione alla legge regionale n. 26 del 12 dicembre 2014, sul riordino delle Autonomie Locali, che prevede all’art. 2 un ordinamento regionale basato essenzialmente sui Comuni «quali enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione» organizzati in Unioni territoriali intercomunali, volte ad un pieno soddisfacimento dei bisogni del cittadino. Nessun nuovo costo, come erroneamente dichiarato in quest’Aula dall’onorevole Fedriga. Nessun nuovo costo, nessuna nuova poltrona, ma un coordinamento efficiente delle funzioni di area vasta.

La modifica rispetto al testo originale, così come risultato dalla discussione in Commissione affari costituzionali del Senato, ha avuto l’avvallo del Consiglio Regionale e ha messo in luce la necessità di normare in modo più efficace l’iter di questo tipo specifico di leggi di rango costituzionale. La modifica dello statuto, infatti, non può che seguire un procedimento che assicuri il rispetto delle prerogative sia del Parlamento sia del Consiglio Regionale su un piano paritario sottolineando che l’autonomia speciale trova suo fondamento in una decisione dello Stato sovrano.

Il Friuli Venezia Giulia è una terra che è stata capace negli anni di dimostrare come l’autonomia possa rappresentare un valore e non una fonte di spreco o di privilegio. Ricorre quest’anno, è d’obbligo ricordarlo, il 40° Anniversario del terremoto, della ferita che segnò per sempre la regione e con essa la sua memoria, a cui seguì quella ricostruzione che da tutti è presa come modello non solamente tecnico, ma anche e soprattutto modello di organizzazione, per l’efficienza e le soluzioni normative che le istituzioni locali dimostrarono e assunsero dopo l’ottenimento della delega di funzioni da parte dello Stato.

La libertà, oggi come allora, va dunque esercitata con serietà e con costante attenzione, in sintonia con l’evoluzione dei “mondi” che ci circondano. La velocità con cui avvengono i cambiamenti economici e sociali, i fattori e le influenze esogene cui è sottoposta una terra di confine, seppur inserita nel punto più vivo e vitale dell’Europa, che corre il rischio di tornare ad essere muro e non opportunità, con la messa in discussione, proprio in questi giorni, dei principi contenuti nel Trattato di Schengen, poco si concilia con i tempi lunghi della politica e delle istituzioni, ed è questo il motivo essenziale per cui viene chiesto a noi, rappresentanti ad ogni livello, di essere coraggiosi e lungimiranti nel ripensare all’assetto istituzionale che dovrà accompagnare le nostre vite e le nostre azioni dei prossimi anni.

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ha fatto tutto ciò. Ha semplificato i livelli di governo, ha avvicinato i Comuni alla Regione, e di conseguenza i cittadini, responsabilizzandoli ed organizzandoli in modo tale da indurli al dialogo e alla condivisione, ha riorganizzato in maniera omogenea il territorio e ripensato i servizi, razionalizzandoli.

Con questa proposta di legge costituzionale, inoltre, viene abbassato da 25 a 18 anni il limite di età per poter essere eletti in Consiglio regionale e si diminuisce, da 15 mila a 5 mila, il numero di firme necessarie per avviare un’iniziativa legislativa popolare, con numeri maggiormente corrispondenti alla composizione geografica e demografica della regione.

In definitiva, quella che ci prestiamo ad approvare è una buona legge perché rappresenta un buon esercizio dell’autonomia, eliminando le province. Un esempio di ascolto delle istanze dei cittadini e di interpretazione della volontà popolare. Un buon esercizio dell’autonomia nell’innovazione e nella sperimentazione di modalità per riavvicinare i cittadini alle istituzioni, soprattutto i giovani, abbassando il limite di età per l’elettorato passivo e il numero di firme da raccogliere per le iniziative di legge popolare. Una buona legge che rispetta le prerogative di autonomia della Regione e il rapporto pattizio con il Parlamento. Una buona legge che la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ci chiede di approvare senza indugio e pertanto senza indugio annuncio il voto favorevole del Partito Democratico.

Ora il testo passa al Senato, per la seconda lettura.

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La digitalizzazione del settore delle costruzioni – feedback e slide

Il 23 novembre scorso abbiamo organizzato, con il patrocinio e la collaborazione del Comune di Udine e delle associazioni di categoria locali, in Sala Ajace a Udine, un interessante incontro (almeno per me, ma a quanto pare anche per chi ha risposto al questionario) riguardante il settore delle costruzioni e la sua digitalizzazione e l’innovazione resa possibile dai nuovi strumenti a disposizione, ma soprattutto attraverso nuovi metodi; perché è il cambiamento del metodo, più che lo strumento tecnologico in sé, che permette la vera innovazione.

I feedback, di chi ha voluto lasciarli, sono stati molto positivi e ciò mi spinge a continuare nel mio intento di creare momenti di approfondimento e informazione sulle possibilità e le potenzialità che il digitale offre, in ogni campo di applicazione.

Qui di seguito una breve infografica con i risultati del questionario.

[Invece le slide degli interventi di Angelo Ciribino dell’Università di Brescia, e di Giuseppe di Giuda e Valentina Villa del Politecnico di Milano li potete scaricare qui.]

infografica

 

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Il Paese dei tornelli 

 Ero indeciso se usare “(s)tornelli” nel titolo del post, perché stornelli, nel senso di “sturnel” (friulano) italianizzato, era un gioco di parole che rendeva meglio, ma poi “dei stornelli” non suonava bene e allora ho lasciato cadere la “s”.

Va bene anche così.

L’Italia è (ancora) il Paese dei tornelli perché si ostina (ancora) a misurare il lavoro in modo sbagliato. 

L’italia è (ancora) il Paese dei tornelli perché (ancora) non misura il merito.

L’Italia è (ancora) il Paese dei tornelli perché (ancora) non vuol fare la fatica di misurare il raggiungimento dei risultati e si accontenta di misurare la presenza. Per poi trovarsi a lamentarsi del mancato raggiungimento dei risultati.

E così ci ritroviamo sindacati che gridano allo scandalo quando il ministro Poletti afferma che l’orario di lavoro non può essere l’unico metro di valutazione. Oppure ad essere fanalino di coda nelle classifiche sullo smart working. Oppure, ancora, mettiamo i badge negli enti pubblici (e, sigh, anche nelle sedi di partito) nell’errata convinzione che controllare orario d’entrata e uscita dei dipendenti sia una buona approssimazione del controllo sulla loro produttività. 

Invece, in fondo lo sappiamo, non funziona così. Quello che va misurato sono i risultati, ma per farlo occorrerebbe superare un ostacolo che nel nostro Paese sembra insuperabile, ovvero definire gli obiettivi e gli indicatori di risultato. Un’attività che fa il paio stretto con la capacità di rispondere a domande del tipo “perché lavoro qui?” o “cosa chiedo ai miei collaboratori?”, che troppo spesso ricevono la risposta, più o meno conscia, “per prendere lo stipendio a fine mese” e “che non creino casini e che facciano quello che dico quando glielo dico”.

Questa incapacità a definire e formalizzare gli obiettivi e quindi anche a programmare le azioni è uno dei tanti ostacoli alla digitalizzazione del Paese, ma ha ripercussioni anche nella vita democratica. 

È in un Paese (ancora) così che può passare l’idea che una settimana senza lavoro d’Aula equivalga ad un mega ponte per i parlamentari. Una sciocchezza a cui ha provato a rispondere con un comunicato stampa la Presidente Boldrini, ma la “difesa”, secondo me non funziona. 

Cosa faranno mai i parlamentari se non sono in aula a votare?!

Cambiamo il Paese e il modo di fare politica, impariamo a definire gli obiettivi, con il coraggio di indicare chiaramente cosa si vuole raggiungere e come si misurerà il fallimento o il successo. Trasformiamo i tornelli in cruscotti, per tenere d’occhio i risultati. Non ci sarà più bisogno di domandarsi se quel tale “ha timbrato il cartellino”. Sarà del tutto irrilevante. Non ci sarà più bisogno di giustificare quello che si fa perché i risultati parleranno da soli. 

Finalmente cambieremo verso e l’Italia sarà il Paese del merito. 

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#ItaliaCoraggio made in FVG

  Si inizia alle 8:30 a Buttrio. Tra i volontari c’è anche il vicesindaco. Il termometro segna 8 gradi, ma va bene così. “Non fa freddo”, ci si dice, e, in effetti, da queste parti il 5 dicembre può essere molto più duro. Le auto passano davanti al banchetto e qualcuna dà un colpo di clacson per salutare. Chi passa a piedi si ferma a scambiare due battute.
Quando arrivo a Cussignacco il sole ha fatto sparire anche quella lieve sensazione di freddo che rimaneva. L’onorevole Isabella De Monte ha anche portato dei pasticcini per i volontari che però vengono offerti ai passanti. Si chiacchiera e si discute di politica. Locale, nazionale ed europea.

 
A Udine, in via Pozzuolo, trovo anche il sindaco che è passato a trovare i volontari. I passanti si fermano e chiedono informazioni. Prendono i volantini e ascoltano le spiegazioni dei volontari. C’è energia positiva e si percepisce.  

 
C’è passione e senso civico. Girare tra i banchetti ti ricarica. Ti fa uscire da quella “bolla” che è la politica romana e ti riporta con i piedi per terra, vicino a quelle tante persone che non si limitano a lamentarsi e a criticare, ma donano il loro tempo perché sanno che per cambiare le cose serve il contributo di tutti.

A tutti loro, dal profondo del cuore, GRAZIE!

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Stabilità 2016 #partecipazione #opencamera

Questa settimana inizia alla Camera l’esame della legge di stabilità 2016.

Ho messo il testo su GDrive commentabile da tutti per raccogliere eventuali emendamenti.

 

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Jobs Act, opportunità e costi delle nuove norme sul lavoro.

Il Diritto del Lavoro è profondamente cambiato e, per le aziende che assumono o confermano personale si aprono nuove opportunità con i primi decreti attuativi del Jobs Act.

Ne parleremo in maniera più approfondita lunedì 20 aprile, alle ore 18.00 presso la Sala Ajace del Comune Udine.

Assieme a me, alcuni tecnici e professionisti del settore per soffermarsi più nel dettaglio sulle nuove norme del contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti e le agevolazioni previste sia in campo normativo sia contributivo per le imprese che assumono o stabilizzano personale nel corso dell’anno 2015.

Con il Patrocinio del Comune di Udine, dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, della Camera di Commercio e delle Associazioni di categoria.

Qui il programma nel dettaglio: JobsAct_Udine

JobsAct_Udine

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L’assurdità del “sistema operativo” (come lo chiamano loro) #m5s

Le recenti “espulsioni” di due deputati del gruppo Movimento 5 Stelle e la successiva votazione online per il nuovo “direttorio” del gruppo hanno messo ancora una volta in evidenza l’assurdità del sistema di votazione online.

Sul blog di Grillo si possono leggere i presunti risultati e molti siti di informazione riportano la notizia, ma nessuno li mette in dubbio e questo è veramente assurdo.

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