Ora di cambiare


Leggo in un’intervista:

Vede, il problema è lo stesso di allora, dell´89. Mi ero reso conto benissimo che per affrontare un vero cambiamento bisognava aprire le porte alla società, uscire dalle fumose stanze dei vertici di partito. Ma l´ingresso degli esterni, il rinnovamento anche generazionale del partito, venne vissuto come una minaccia, un´intrusione, un´invasione di campo dell´antipolitica. Lo stesso è accaduto con i comitati per l´Ulivo di Prodi, con il rapporto di Cofferati con i movimenti e infine col progetto di Pd aperto di Veltroni. La questione centrale del Pd è identica a quella del Pds e sta nel rapporto chiuso con la società. Ogni volta si cambia il simbolo, il nome, l´immagine e per un po´ s´illude l´elettorato, ma poi la logica della nomenclatura prevale e i consensi tornano a disperdersi

Sono passati 21 anni. Direi che è ora di fare tesoro degli errori passati e cambiare.

Basta crederci un po’ di più. Il Partito Democratico ha un elemento di novità che non si era mai visto prima: l’uso diffuso di strumenti democratici nella gestione del partito. Basta capirli e usarli. Meglio di come abbiamo fatto fino ad ora. Con più determinazione e coordinamento.

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