Le domande dei Giovani Democratici ai candidati alle #primarieparlamentaripd


I Giovani Democratici della provincia di Udine hanno proposto alcune domande ai candidati alle primarie per il Parlamento E le mie risposte… 🙂

Logo giovani democratici

Presentazione in cinque righe (con foto)

(In realtà non ho mandato questa foto...)

(manie di grandezza…)

39 anni, sposato, 2 figlie di 9 e 6 anni, vivo a Pradamano, faccio il professore di informatica all’università di Udine e l’assessore all’innovazione in comune di Udine. Sono responsabile dell’organizzazione del PD in FVG dal 2011. Sono nativo democratico e ho sempre appoggiato e aiutato candidati che spingessero verso la costruzione di un partito nuovo, aperto, sinceramente democratico.

Perché ti candidi alle Primarie per i Parlamentari del Partito Democratico?

Perché voglio dare il mio contributo per un Paese che la smetta di accumulare ritardo sui temi dell’innovazione e delle nuove tecnologie. Perché voglio un’Italia che punti veramente sui giovani e non solo a parole. Che dia la priorità alla scuola e alla ricerca perché sa che sono fondamentali per il nostro futuro. Mi candido perché credo che servano energie nuove in Parlamento e penso che la mia generazione possa dare una mano adesso!

Se fossi eletto, quali sarebbero i temi di cui ti occuperesti principalmente?

Sicuramente di informatica, innovazione e nuove tecnologie. Sono temi fondamentali per lo sviluppo e l’ammodernamento del nostro Paese. Non possiamo continuare ad avere legislatori che non conoscono praticamente nulla di questa materia. La superficialità con cui sono stati trattati questi temi ha portato a un gap di competitività e conseguente minore sviluppo e minore creazione di posti di lavoro. Dobbiamo invertire prima possibile questa tendenza, portando le giuste competenze in Parlamento.

La crisi economica condizionerà gran parte dell’agenda del prossimo Governo. Qual è la tua ricetta per uscirne?

Vari studi dimostrano che all’aumentare della penetrazione della banda larga e all’aumentare della velocità di connessione aumentano anche il PIL e il numero di posti di lavoro. La spiegazione risiede nel fatto che la disponibilità di connettività porta con sé una spinta all’informatizzazione e questa, a sua volta, porta all’aumento di competitività. Il mondo sta cambiando velocemente e l’informatica sta trasformando tutti i settori lavorativi, per questo dobbiamo spingere decisamente sull’informatizzazione e sul ricambio generazionale che aiuta nei processi di innovazione. Anche il sistema educativo deve essere rivisto alla luce delle nuove tipologie di lavoro che saranno disponibili, in cui la creatività e la conoscenza delle nuove tecnologie saranno sempre più richieste. Infine, la lotta alla corruzione è un elemento imprescindibile per il rilancio dell’economia.

Il dato della disoccupazione giovanile si fa sempre più drammatico: se tu oggi fossi seduto al tuo scranno da parlamentare, quali misure proporresti e voteresti per risolvere questa emergenza tra le emergenze?

Più che il dato della disoccupazione giovanile bisogna guardare al dato dei NEET (Not in Education, Employment or Training, i giovani che non studiano, che non lavorano e che non cercano un impiego), che pone l’Italia al penultimo posto nel contesto europeo.
Perché i giovani non trovano lavoro in Italia? Da una parte perché vengono creati pochi posti, dall’altra perché il sistema del mercato del lavoro è bloccato e basato sulle conoscenze più che sulle competenze. È vero che il nostro Paese è tra le più grandi manifatture del mondo, ma è anche vero che i posti di lavoro si creeranno sempre di più nel terziario avanzato e non nell’industria che invece verrà sempre più automatizzata. È per questo che insisto sui temi delle nuove tecnologie. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, credo che dovremmo tentare una riforma come quella proposta da Matteo Renzi nel suo programma elettorale, che non toglie il lavoro a tempo indeterminato a chi ce l’ha, ma che introduce, in tutti i contratti che verranno, un meccanismo di difesa del “lavoro” e non del “posto di lavoro”, permettendo alle aziende di licenziare per motivi economici, ma obbligandole a formare i lavoratori e creando un circolo virtuoso che renda economicamente vantaggioso aiutarli a trovare un nuovo lavoro il prima possibile.

Tanto si è detto, ma ben poco si è fatto finora sul tema delle libertà civili: quanta importanza ha oggi passare dalle parole ai fatti? Qual è la tua posizione su questo tema?

Anche in questo caso faccio mia la proposta di Renzi delle Civil Partnership. Credo che sarebbe ora di smetterla di limitarsi alle parole, ma mi sembra evidente che, invece, per tutti i politici che strumentalizzano il tema per poter apparire sui media, chiudere la questione è contro i loro interessi.

Mentre da destra si levano nuovamente voci antieuropeiste, il PD ha chiaramente imboccato la strada dell’Europa. Quale ruolo può e deve avere l’Italia in Europa? E come dovrà essere l’Unione Europea del futuro?

Dobbiamo lavorare per gli Stati Uniti d’Europa, cioè armonizzare i sistemi legislativi, fiscali, educativi e del lavoro. L’Italia deve essere protagonista e l’Europa deve vedere nell’Italia e negli italiani una risorsa, ma per far questo dobbiamo modernizzare il nostro Paese, riformare il sistema giudiziario e contrastare decisamente la corruzione. Condizione necessaria è selezionare una nuova classe politica.

Sei l’unico giurato del concorso “Politico dell’Anno 2012”, a chi va il tuo primo premio e perché?

Al Presidente Obama. Nonostante non sia riuscito a realizzare tutto quello che si era prefissato è un leader di grandissimo spessore che dà speranza agli Stati Uniti e al mondo intero. 

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