Ordine del giorno BYOD al Jobs Act


byod1Il Governo ha approvato come raccomandazione un mio ordine del giorno che cerca di dare un contributo alla competitività del nostro Paese incentivando la diffusione del BYOD sul posto di lavoro.

Per chi fosse interessato, il testo è qui di seguito:

La Camera,

 

premesso che:

è caratteristica comune di ogni tecnologia quella di cambiare, talvolta sensibilmente, talvolta in maniera radicale, il modo di produrre, di organizzare e di fare lavoro;

il mondo dell’impresa sta cambiando in maniera profonda attraverso l’utilizzo sempre più frequente e integrato di dispositivi con tecnologia mobile, quali smartphone e tablet;

quello che in lingua inglese viene definito bring your own device (BYOD) non è altro che il fenomeno, già in voga da alcuni anni, soprattutto nel mondo anglosassone e nel nord Europa, che permette ai lavoratori d’azienda di portare i propri dispositivi personali nel posto di lavoro;

l’adozione di tale pratica permette la creazione di nuove opportunità per la forza lavoro, incrementa la soddisfazione dei lavoratori e riduce i costi evitando altre spese, secondo un rapporto Gartner (maggio 2013);

la tendenza è in costante crescita tanto che entro il 2017 il 38% delle imprese a livello globale prevede di interrompere la fornitura di dispositivi aziendali ai dipendenti introducendo programmi BYOD (dati Gartner);

il più grande deterrente da parte delle aziende ad applicare tale policy è rappresentato dal timore di perdita di dati aziendali. Infatti a livello europeo la sicurezza delle informazioni è la preoccupazione maggiore delle imprese: il 45% degli intervistati (report Oracle 2014) teme per la sicurezza dei dispositivi, il 53% per quella delle applicazioni e il 63% per quella dei dati;

considerato che:

stando all’European BYOD Index di Oracle, l’Italia è il paese fanalino di coda in Europa per quanto riguarda l’adozione di politiche aziendali BYOD, dovuto soprattutto ad una mancanza di educazione digitale e di scarsa conoscenza sui sistemi per la protezione dei dati, a differenza di Paesi come Germania e Svizzera, in testa alle classifiche di utilizzo;

a beneficiare di questa organizzazione sono soprattutto medie e grandi imprese, ma, ad esempio, solo una grande azienda italiana su quattro ha confermato di aver aggiornato la propria policy sul Byod (il 17%) o ha in programma di farlo (il 10%) (fonte Il Sole 24 Ore);

sempre secondo Gartenr, come riportato da La Stampa «negli Stati Uniti le probabilità che un’azienda assuma una strategia BYOD sono doppie rispetto all’Europa che ha il tasso di introduzione più basso a livello globale» e ancora «in India, Cina e Brasile i dipendenti hanno più chance di ottenere il permesso di utilizzare il proprio dispositivo»;

il mancato adeguarsi delle nostre aziende rischia di porle in una situazione di svantaggio competitivo che è destinato ad aumentare in maniera esponenziale con il passare del tempo, condizionando così il sistema produttivo;

per garantire il successo di una gestione di tipo BYOD è fondamentale che le aziende si dotino di un sistema di sussidio per non gravare in maniera discriminante sui propri dipendenti, dunque guadagnando riducendo i costi di gestione, ma che, sempre secondo i dati Gartner, la diffusione del modello BYOD accompagnata ad una riduzione delle tariffe su mobile porterà ad un abbattimento dei costi di acquisto di dispositivi che nel medio periodo faranno venir meno la necessità dei contributi aziendali;

una variazione del modello BYOD è rappresentata dalla tendenza riconosciuta con l’acronimo COPE (Corporate Owned Personally Enabled) che prevede l’acquisto del dispositivo da parte dell’azienda, poi personalizzabile ed utilizzabile anche in privato da parte del dipendente, garantendo una maggior sicurezza delle informazioni;

impegna il Governo

a valutare l’opportunità di emanare appositi provvedimenti per incentivare la Pubblica Amministrazione e le imprese a permettere ai lavoratori di utilizzare dispositivi elettronici personali, o personalizzabili di proprietà aziendale e concessi in comodato d’uso gratuito al lavoratore, sul posto di lavoro al fine di migliorarne la condizione lavorativa e di conseguenza la produttività, a meno che non vi siano particolari necessità di sicurezza che ne impediscano l’uso.

Coppola

Quintarelli

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